Gli Ambasciatori della Saudade

 

Quando il chitarrista Pedro Ayres Magalhães ed il bassista Rodrigo Leão decidono di formare un gruppo musicale, il fado è in piena crisi. Siamo nel 1985 e anche in Portogallo il rock (e tutto quello che viene da Stati Uniti e Gran Bretagna) imperversa; le espressioni popolari diventano obsolete, e comunque poco amate dai giovani.
In due parole: fuori moda. Ma Leão e Magalhães non si danno per vinti. Quello che hanno in testa non è un progetto esclusivamente musicale; è un vero e proprio cammino artistico che prende spunto dal lavoro dei grandi poeti portoghesi per ricollegarsi alla tradizione del fado. I due non sono esordienti, ma vere celebrità nel mondo del rock e questo può concedere al loro progetto l'attenzione di un pubblico giovane. All'inizio degli anni Ottanta Leão era il bassista della rock band Setima Legiao e Magalhães faceva parte di Corpo Diplomatico, un gruppo punk; era poi passato agli Erois do Mar, rock e nostalgia, lo sguardo rivolto all'oceano e alla gloria delle ex-colonie portoghesi. L'ex punk si lascia prendere la mano e confessa idee monarchiche. Fa anche alcune veglie sui luoghi delle grandi battaglie dei re portoghesi. Ma poi, al culmine del loro successo, gli Herois si sciolgono. Quando Leão e Magalhães decidono di formare un altro gruppo, rock e politica sono spariti e l'interesse per la poesia portoghese è da tempo presente nella loro vita. Iniziano a comporre febbrilmente, in maniera disordinata, fogli sparsi qua e là, ancora senza una precisa destinazione. Le visioni poetiche di Magalhães diventano parole per raccontare i paesaggi portoghesi, il giallo dei campi arsi del sud, l'umidità pianeggiante dell'Estremadura, i solenni angoli del nord e anche i sentimenti del fado: l'amore, il ricordo, la nostalgia. Leão, che nel frattempo è passato alle tastiere, crea una musica popolare e al tempo stesso moderna, perfusa di lirismo, a tratti puramente folclorica, a tratti lentissima, straziante. Ai due si uniscono il violoncellista Francisco Ribeiro e il fisarmonicista Gabriel Gomes. Ma al gruppo, ancora senza nome, manca qualcosa di fondamentale: la voce di una donna. La leggenda vuole che una notte, in una strada del Bairro Alto, il quartiere della vita notturna di Lisbona, Magalhães e compagni siano stati attratti dal magico suono che proveniva da un club: era la voce di Teresa Salgueiro. In realtà per trovare la cantante furono fatti alcuni provini in casa della madre di Magalhães. In una fotografia scattata in quella occasione Teresa è una ventenne cicciotta e impacciata, ancora molto lontana dalla raffinatezza, dal fascino che ha oggi. Anche se la ragazza non è ancora sbocciata, ha comunque una voce prodigiosa e viene scelta all'unanimità. E' il 1986 e nascono i Madredeus. Il gruppo prova in un teatro, il Teatro Iberico, ricavato da una antica chiesa nel convento di Xabregas, nel quartiere Madre de Deus. Il nome viene da lì, e ha poco a che fare con il credo dei singoli musicisti; anche se Magalhães ha più volte affermato che non si può parlare di Portogallo prescindendo dalla sua religione, e che la madre di Dio è l'essenza della donna. L'interesse per la femminilità rimarrà, per quello che ancora oggi è il leader del gruppo, una delle maggiori fonti di ispirazione. "Siamo quattro musicisti raccolti attorno allo spirito di una donna, non al suo corpo" dirà Magalhães parlando del ruolo di Teresa nel gruppo. Nel 1987 esce "Os Dias da Madredeus", i giorni della Madredeus.
E' un disco doppio (sarà un CD singolo), misura ambiziosa per un esordio. Contiene la magnifica "A Vaca de Fogo" (Vacca di Fuoco) racconto di una festa popolare contadina, che diverrà una delle canzoni simbolo dei Madredeus.
Nell'88 partecipano alla Biennale dei Giovani Artisti del Mediterraneo, a Bologna, e Leão scrive "Tardes de Bolonha", pomeriggi di Bologna, un brano strumentale: due anni dopo apparirà su Existir, il primo grande successo del gruppo.
Nel '92 esce "Lisboa", un doppio CD antologico, ventidue canzoni registrate dal vivo al Coliseu dos Recreios di Lisbona in cui i Madredeus hanno comwe ospite nientedimeno che Carlos Paredes, il sommo maestro della chitarra portoghese. La credibilità del gruppo cresce di pari passo con la fama. Che supera i confini e arriva, chissà come in casa di Wim Wenders. Il regista sta già pensando ad un film su Lisbona e si accorge che la musica dei Madredeus ha dentro di sè il racconto poetico, lo spirito della città. Ne è affascinato. nel frattempo Magalhães e compagni sono in sala di registrazione a Londra e registrano una grande quantità di canzoni. Ce n'è per un disco doppio, ma sarebbe il terzo doppio di un gruppo sulla cui possibilità di esportazione si nutrono ancora dubbi. Lça musica dei Madredeus non fa concessioni commerciali, un tale rigore potrebbe anche essere un flop. Sono ovviamente cautele da discografici, ma Magalhães non se ne cura e fa la sua proposta: due dischi al prezzo di registrazione di uno. Così nel '94 esce "O Espírito da Paz", lo spirito della pace, e subito dopo "Ainda", ancora, che Magalhães rivela essere tra le sue parole preferite. E' infatti l'insaziabile curiosità del leader che, unita alla magia della voce di Teresa Salgueiro fa del gruppo qualcosa di molto speciale. La storia dei Madredeus è anche però quella di sei viaggiatori (si è aggiunto il chitarrista Josè Peixoto), nel più totale rispetto della tradizione del popolo portoghese. Esce Lisbon Story, "Ainda" ne diventa la colonna sonora e il film di Wenders è per i Madredeus un formidabile trampolino di lancio. La loro popolarità esplode: proprio come il protagonista del film, il fonico Winter-Rudiger Vogler, tutti gli spettatori si innamorano un po' di Teresa Salgueiro, per la prima (e finora ultima) volta nel ruolo di attrice. "Ainda" è un grande successo commerciale. Wenders stesso scrive le note di copertina definendo la musica del gruppo "forte e calma e appassionata e piena di pace". Per i musicisti portoghesi inizia un viaggio senza fine che l porterà a suonare in tutto il mondo. Nel frattempo però, Rodrigo Leão decide di andare via - una vita tanto nomade non fa per lui - e tentare una carriera solista. Lo sostituisce Carlos Maria Trindade, uno dei più bei nomi della avanguardia musicale portoghese, che con le sue tastiere elettroniche apporta al gruppo alcuni elementi moderni. La formazione dei Madredeus cambia completamente l'anno scorso: Gomes e Ribeiro se ne vanno ed entra, alla chitarra basso, Fernando Júdice. In agosto si chiudono in studio al Condulmer, vicino a Venezia, e ancora una volta registrano decine di canzoni, con Matt Butler, tecnico del suono di molte rockstar tra le quali Paul Mc Cartney. C'è materiale sufficiente per un doppio, ma esce un unico lungo CD, quattordici brani, dal titolo "O Paraíso". Il cambiamento è quasi impercettibile, ma c'è "O Paraíso" è un vero disco di canzoni, ognuna con la sua compiutezza e non più parte di un'unica opera. La voce della Salgueiro è meno solenne, diventa soave, popolare, vola come la Andorinha da Primavera, la rondine di Primavera, uno dei brani più belli del disco. Il nuovo disco ha in Portogallo un'accoglienza tiepida, forse perchè dai Madredeus, simbolo da esportazione di un paese più che mai diviso tra modernità e tradizione, non sono accettati grandi cambiamenti. Ma il gruppo, oggetto di devozione ovunque nel mondo, va per la sua strada che ora però si interromperà un poco per permettere a Teresa di avere il bambino che aspetta.

Laura Putti

dal sito Madredeus - O Porto - http://go.to/madredeus