"L'Infinitamente Piccolo"

 

E' sempre una sensazione strana quella che si ha in seguito ad una illuminazione di qualsiasi genere. Si è confusi e il cervello funziona con fatica, cercando di riprendersi dallo stupore, dall'ondate di stimoli che ha appena ricevuto. Si cerca di riprendere il contatto con quella realtà che si è appena abbandonati. E ci rimane un po' di mal d'aria per quel volo che abbiamo compiuto nel cielo del paradiso terreno...

Ho toccato il cielo e sono tornato ora su questa terra per raccontarvi ciò che vidi in quei pochi secondi di luce, di bagliore. Una voce mi ha trascinato a quelle altezze, mi ha issato con il suo suono. Una voce che mi ha spalancato le porte di un mondo diverso, al di là di quello che conosciamo, popolato di sogni, fantasie, estasi di suoni ed emozioni, ricordi di eventi futuri, speranze e lodi al Signore.
Vorrei poter ripetere quelle parole, le parole di quella voce, ma non furono semplici parole riproducibili da un discorso comune. Erano suoni oltre le parole, suoni aventi significato, suoni aventi una identità, aventi un colore distinto e comprensibile. Ma quali parole per descrivere le parole?
Non vi parlerò quindi delle parole, perché le parole son parole, insiemi di caratteri, nulla più che segni su un foglio bianco. E' il canto, il pianto, il grido, l'espressione sonora delle parole che ad esse conferisce un'anima, una vita... E queste parole vive vivono in noi per la durata del loro pronunciarsi e quello che rimane alla loro morte è la forma sonora del ricordo, del rimpianto di una persona cara.

Ora, pochi minuti dopo la contemplazione del ciclo vitale di queste parole cantate dentro me, conservo lo stupore di chi testimonia il miracolo della vita alla luce della scienza: come è possibile? Come è possibile tutto questo? Come è possibile questa voce?
Ma non sarà la scienza a rispondere a questi quesiti. Lascerò che sia il cuore a parlare, a narrare il bagliore di una illuminazione.

Erano prati verdi quelli che vidi in quei momenti, i prati verdi che ci immaginiamo sempre contornare la nostra casa quando facciamo i disegni da bambini, quei prati verdi in cui immergiamo le nostre fantasie, i nostri sogni e in quel verde il nostro corpo riposa, come già morto, ma ancora bambino, riposato ed incosciente di tutte le cose tristi della vita, di tutte le illusioni che essa ci riserva. Un prato verde con uccelli a rompere un silenzio sacro dominato dai pensieri... pensieri anonimi, senza identità, pensieri che per la prima volta sanno non essere ostili, aggressivi e dolorosi nel loro riportare a galla episodi felici di mondi persi. Pensare senza ricordare, come i bambini.
Ed ero finalmente solo, solo con la natura, solo con il profumo dell'erba sulla pelle, senza nessuna persona a violare quella solitudine serena con il suo carico di delusioni nascoste. Ero solo, per la prima volta solo e privo di quella anima gemella, di quella ombra lunga che porto dietro di me in tutti i sogni, dalle fattezze di femmina ma scura, impenetrabile, distante, inafferrabile... per la prima volta quell'ombra non mi aveva con sé, schiacciata e annientata seppur per pochi istanti da quel sole accecante, morbidamente caldo, e divinamente impossibile che quella voce seppe far sorgere nel buio dei miei giorni tristi.

Corvinus

dal sito Madredeus - O Porto - http://go.to/madredeus