Correggio

 

Premetto per correttezza nei vostri confronti che questa recensione è stata scritta da un grandissimo fan dei Madredeus. Non potrete quindi gustare false oggettività o l'ipocrisia di chi cerca di descrivere quasi scientificamente ciò che irrazionale per origine: la musica. 10/7/'97
La serata era fresca e ventilata, eravamo in ritardo e avevo scordato le tre cose più importanti: la macchina fotografica, il registratore e il binocolo. Arrivammo per l'ora di inizio, in tempo per sentire gli strumenti provare dietro le quinte. Avevo immaginato che lo spettacolo, trattandosi di una festa dell'Unità, non si sarebbe svolto in un teatro al chiuso, ma ciò che vidi fu impietoso: il palco era posto in un campo da calcio circondato da barriere metalliche; a circa 30 metri di distanza stavano due tavole calde ristoravano gli stomaci, ma certamente non gli occhi dei presenti. Vi erano poche panche come posti a sedere, che la prodigiosa pubblicità fatta dai media locali aveva colmato di non più di 300 persone. Le luci si accesero e permisero di vedere la sobria ma splendida scenografia del palco: un immenso telo nero, disposto come una vela, di grande eleganza, raffinatezza e gusto scenico. L'eleganza e la classe degli strumentisti entrò sul palco, ma qualcosa non tornava; la gente mormorava, non capiva: "...sono quattro...dove sono il violoncello e la fisarmonica...chi sono quei due?...". Il vociare fu bruscamente interrotto dalla sua entrata sul palco. Vestita in nero, con uno scialle e una grande gonna tradizionale. Un brivido. Le prime carezze sul microfono furono quelle della sua voce che annunciava in un perfetto italiano l'esecuzione del nuovo repertorio (!?). Per un aficionado come me, sentire la sua voce parlare italiano fu un'emozione difficilmente spiegabile. Ma la gente, ricordando Lisbon Story, era confusa e alcuni si chiedevano se fossero realmente i Madredeus. E la musica sbocciò improvvisamente ammutolendo ogni pensiero. Il rito iniziò e la sacerdotessa intonò il suo canto. Le pareti metalliche scomparvero, così come la gente presente, e iniziò il dialogo tra la musica, la voce e il cuore di ciascuno dei presenti. Il vento si fermò per guardare e tacque, mentre le stelle danzavano sulle nubi.
In quel momento mi resi conto di quanto la musica sia in grado di riunire tanti, ma di parlare a ciascuno. Lei era lì, facendo ondeggiare l'ampia gonna con le mani in accenni di danza, mentre le nuove canzoni si susseguivano inframezzate solo da brevi introduzioni. L'incantesimo si ruppe bruscamente dopo quasi un'ora.
Un intervallo (!?). Gli sguardi erano attoniti: chi ha mai fatto un intervallo in mezzo ad un concerto? Passavano i minuti e la gente era ancora stordita dal non avere ancora sentito una canzone nota e da tutte le altre "sorprese" inaspettate. Dopo venticinque minuti di attesa, mentre alcuni indispettiti stavano per alzarsi, i Madredeus tornarono sul palco e la magia riprese il suo effetto. Ancora nuove canzoni: Agora, Coisas Pequenas,e altre. Realmente incredibile. Ma la cosa più straordinaria venne dopo una ventina di minuti, quando Teresa, probabilmente stanca, si mise a cantare seduta ai piedi del palco su cui erano Josè e Pedro. Cantò così per un pò e fu meraviglioso: in quel momento era come essere seduti lì con lei a dialogare di noi, dell'amore e della vita, come ad un tavolo, personalmente, intimamente. Verso le ultime canzoni mi avvicinai al palco e mi accorsi di tutti coloro che non vedevo e che stavano guardando lo spettacolo seduti sull'erba con lo sguardo rapito ed il cuore colmo. In quel momento, sulle note di una allegra canzone, Teresa si mise a ballare un ballo tradizionale, e neanche la freddezza del pubblico padano potè trattenere un boato di applausi a scena aperta. Erano applausi che venivano da una grande gioia interiore che quegli artisti ci avevano donato. Il rito si chiuse senza vecchie canzoni, senza Gomes, senza Ribeiro, senza Rodrigo, senza un teatro, senza la popolarità dovuta. Ma la gente era tutta in piedi, nessuno escluso, per salutare una serata di gioia ed emozione. Il commento finale può essere che i Madredeus hanno trsfigurato quel campo in un teatro e n un salotto; hanno trasformato cattive premesse in un trionfo; hanno fatto assaporare a tutti un mondo migliore.

Corvinus

dal sito Madredeus - O Porto - http://go.to/madredeus