José Peixoto

 

Dopo un passato nella musica classica e jazz, José entra nei Madredeus nel 1993. Da allora, la sua parecipazione è stata caratterizzata interamente da due semplici parole: generosità musicale. Ha compiuto lavori di arrangiamento di complessità e raffinatezza sbalorditivi, riuscendo a non interferire mai con l'immagine sonora di Madredeus, ma anzi migliorandone la definizione, il contrasto, l'intensità dei colori. Ha scritto canzoni bellissime che ora tutti i fan ricordano e che per molti hanno segnato il primo avvicinamento a Madredeus; in tutte queste è sempre riuscito a rispettare i delicatissimi equilibri melodici e concettuali della musica del gruppo, riuscendo tuttavia ad imprimere un tratto distintivo: quell'atmosfera rarefatta e opalescente che contraddistingue il suo stile.
Ora siamo nel 2000 e José continua a portare avanti egregiamente questo lavoro, ma nonostante questo anche i più accreditati critici musicali si dimenticano deliberatamente di menzionare il suo nome, considerandolo forse un semplice accompagnatore di Pedro e Teresa, spesso erroneamente ritenuti gli unici Madredeus rimasti.
Ma è solo di recente, grazie all'ascolto degli album solisti di José, per i quali ringrazio infinitamente Sérgio Freitas, che è divenuto via via evidente il contributo personale di José nella musica di Madredeus, sebbene questi suoi progetti espongano una musica ben diversa da quella del gruppo. In essi emerge l'atmosfera più autentica di José che è poi quella che ritroviamo nelle sue canzoni e nei suoi arrangiamenti per Madredeus; tuttavia questi album permettono di sentirla da sola, pura e concentrata, senza la "mediazione" degli altri strumenti.
E' una musica difficile, elaborata, a tratti quasi sperimentale, ma che mantiene mirabilmente una grande coerenza interna. Risulta a tratti ostica, non solo per le melodie inusuali, ma anche per lo strano potere di farti sentire assolutamente solo con te stesso; ed è una sensazione che spesso ci risulta ostile.
E' come se nella solitudine di quel suono di chitarra e nel vasto ma discreto riverbero della chiesa in cui è stato registrato, si materializzasse un silenzio impenetrabile intorno a noi, che ci pone di fronte al nostro io presente in modo spesso imbarazzante.
Le sensazioni che quindi sentiremo all'ascolto di questa musica rispecchiano, in un certo senso, la disposizione d'animo che abbiamo di fronte al nostro io più profondo: inizialmente vi lessi una angoscia insopportabile, mentre ora vi vedo la ricerca di una pace interiore, una ricerca faticosa e sofferta nell'introspezione.
Ed è proprio quest'ultima che ritroviamo nelle sue canzoni per i Madredeus. Ed è proprio l'introspezione ad essere uno dei tratti che emergono quando lo vediamo sul palco; una introspezione che non impedisce, ma anzi fomenta, e allo stesso tempo nasconde, una emotività vulcanica.
Così come un grido trattenuto è più lancinante di quello urlato, così questa musica silenziosa può risuonare più ampiamente in noi di quella sonora e aperta che siamo abituati a sentire

Ed è questo il motivo per cui credo che José abbia reso possibile nella pratica l'esecuzione musicale di quel concetto guida che sarebbe stata l'anima di "O Espírito da Paz", di "Ainda" e di "O Paraíso".

Corvinus

dal sito Madredeus - O Porto - http://go.to/madredeus