O Paraíso

 

 

O Paraíso,

difficile descriverti, mio caro interlocutore musicale di tante serate, di tante mattine, di tanti momenti che saranno per sempre legati alla tua musica, alla tua atmosfera, alla tua essenza.
Sono stato alterno tuo ammiratore, senza mai avere una idea fissa che mi permettesse di radunare le idee che formavo su di te in un organum degno di essere trascritto su carta. Allo stesso modo, ma diversamente da come mi accadde per Ainda, i miei appunti sono sparsi, le mie riflessioni disordinate, illogiche, frutto del momento, dello stato d'animo e non di una serena e sicura analisi razionale. Tuttavia, so che da tanto tempo aspettavi questa lettera, questo giudizio, e pertanto mi sono costretto a mettere ordine nel caos del tuo respiro. Mi sono avvicinato a te con entusiasmo e senza alcun tipo di pregiudizio. Mi sei piaciuto in modo devastante sin dall'inizio, con quella canzone così profondamente Madredeus che mi strappò lacrime dagli occhi al primo ascolto. Il sound era diverso, me ne accorsi, ma non vi feci troppo caso. Cantavi in modo diverso, l'atmosfera che creavi con le tue musicali sculture nella mia stanza aveva una consistenza strana che non riuscivo a razionalizzare. In diversi periodi, la tua immagine presso me ha subìto sfocature e distorsioni prodotte da giudizi avventati o da passioni collaterali per altri tuoi colleghi come O Espírito da Paz. Ora che "O Porto" è stato partorito dal Tempo e dall'Arte, la tua essenza diventa più comprensibile e maggiormente fruibile. Provieni da un periodo tempestoso per i tuoi autori. Madredeus, negli anni 1996 e 1997, ha subito una profonda trasformazione, già innestata a partire dal 1993 con la partecipazione di Josè Peixoto che involontariamente ha, in mia opinione, mutato completamente gli equilibri musicali all'interno del gruppo. Questo processo di disgregazione di qualcosa che sembrava indistruttibile e solido nella sua etereità, una costruzione umana priva di imperfezioni e capace di riprodurre la perfezione sonora di una contraddizione musicale, avanzò in silenzio. La antica creatura cambiò pelle, mantenendo la propria anima intatta, mantenendo i propri propositi per il futuro, i propri sogni e la propria determinazione. Nel giro di pochi mesi, il peggio si temette: la torre di Pisa, meraviglia di una contraddizione architettonica, sembrava cedere alle proprie basi. Ma il sogno la sostenette e tuttora la sostiene, perchè è proprio il sogno l'anima del Paradiso. Per questo, dopo due anni di timore inconfessabile per tutti gli ammiratori, una nuova creatura fantastica, una nuova "caravella" salpò dalle rive di Lisbona, chiamata O Paraíso. Un nome impossibile, una ennesima contraddizione in termini per quello che doveva essere stato l'Inferno: l'inferno della trasformazione, della morte e della rinascita. Sì, caro Paraíso, sei indescrivibile. Potrei descrivere la miriade di sentimenti diversi che hai evocato in me riflettendo nel mio cuore la parte migliore di quel me stesso che non riesco a vedere e capire. Ma penso che sia meglio analizzarti prima con istinto chirurgico e tecnico di chi vuole capire le basi biologiche della propria malattia, prima di ritirarsi nella contemplazione del suo significato metafisico. Anche per te, come per Ainda, è praticamente impossibile rintracciare un percorso iniziatico di alcun tipo. Non sei una strada, sei una piazza, enorme che volge il suo sguardo sul mare, sul cielo e sulla città e sulla gente che vi cammina. Come in ogni piazza vi sono molti palazzi che fanno da spettatori alle storie umane che si svolgono davanti a loro, ma mentre "Ainda" era in quei palazzi, tu, O Paraíso, sei nelle storie di quella gente, nelle sue anime, nelle contorsioni che i sentimenti provocano in loro
Sei una collezione di vicende umane, quasi come una Ricerca del Tempo Perduto di proustiana memoria, ove i paesaggi sono fatti di sentimenti, di parole e di sguardi e non di manifestazioni naturali. In te si possono leggere tutti i sentimenti contrastanti che possiamo vivere in una comune giornata e ascoltandoti, leggiamo la nostra vita, quella interiore, quella nascosta, che tu ci riveli levandoci l'imbarazzo di provare sensazioni. E il sentimento che risulta meglio descritto è quello dell'amore, indissolubilmente legato a quello tanto caro della saudade. In O Espírito da Paz, si era studiato il sentimento nel suo riflesso più intimo, nelle universali conseguenze che ha nel profondo di ciascuno di noi, come se l'amore, dopotutto, fosse maggiormente un sentimento verso noi stessi che verso l'altro. Ora l'amore, il sentimento, è diventato concreto. Si esamina il suo svolgimento reale, le sue idiosincrasie, la sua nascita, la sua fine, ma la visione che ne esce è triste e piena di saudade nostalgica. Questa amarezza sembra derivare dall'inevitabile dicotomia tra l'illusione dell'amore platonico e la realtà di un amore fatto di compromessi, speranze deluse e rinuncie. Spesso parli di amore perfetto, come qualcosa che si è perso, e che è perfetto in quanto lo si è perso, in quanto distante, in quanto impossibile Da qui deriva il rifugiarsi nel sogno, scrigno segreto rassicurante e pacifico, dove poter alleviare le pene di una realtà maligna come una Natura del Leopardi. Da qui il frequente ricorso alle immagini oniriche e ipnotiche che troviamo in diverse tue canzoni. Il sogno rimane quindi comunque una alcova privata e segreta; pubblicamente, l'amore deluso può essere riversato su quelle riflessioni astratte e preoccupazioni per i mali dell'umanità che troviamo in O Fim da Estrada e Canção aos Novos e che penso debbano essere considerate come vie di fuga per un pensiero che non vuole indugiare sul vicino presente. Un elemento tuo caratterizzante è tuttavia quella particolare atmosfera che sei in grado di creare, il cui tono è così unico da essere difficilmente scomponibile in una tavolozza di espressioni e sentimenti. Penso tuttavia che uno dei colori dominanti di questa tavolozza sia proprio quello dell'ansia. In molte delle tue 14 canzoni compare in diverse vesti, con diversi artifici, questo stato d'animo così unico. L'atmosfera è anche serena, ma rimane sempre tesa, intensa, come un urlo trattenuto da una forte inibizione. A volte queste sentimento si manifesta nell' arrangiamento morbidamente ipnotico e a volte quasi ossessivo, mentre in altre l'accompagnamento sembra rincorrere la voce ansiosamente in uno spasimo che rimane sempre tale, senza mai sopirsi, senza mai cessare. Penso a Canção aos Novos, in cui la chitarra sembra rincorrere ansimante la voce di Teresa, che si eleva troppo alta per poter essere raggiunta. Ma quella chitarra così bassa porta con sè una strana inquietudine; quell'inquietudine che è una delle caratteristiche dell'atmosfera unica di O Paraíso. Ascoltandoti, si ha la sensazione opposta a quella che si provava ascoltando O Espírito da PazIn quest'ultimo, il fatto che i testi contenessero fonti di inquietudine e turbamento, non influenzava un tessuto musicale che rimaneva sereno e dava a quelle canzoni il colore unico della contraddizione. Quando ascolto le tue canzoni, la contraddizione rimane ma è opposta: nonostante i tuoi testi siano in gran parte sereni e solari, il tessuto musicale prevale rivestendo queste luminose parole di un nebuloso manto di ansia. Forse questo sentimento così estraneo ai lavori precedenti di Madredeus, ma indubbiamento così legato a quello della saudade, deriva anche dalla "solitudine" di cui gode la voce di Teresa in queste nuove canzoni. Al suo fianco non ha nessuno strumento, nessun accompagnatore, e la ragazza di O Espírito da Paz, che nel frattempo è diventata donna, viaggia sola in preda ai suoi sentimenti. Proprio questa immagine di una voce "sola" in un paesaggio musicale ed emozionale così intenso e forte provoca in noi una sorta di preoccupazione e tensione che diventa così ansia. Per quanto riguarda me, mi hai dato, caro O Paraíso, la forza di vedere ancora di più ed in modo diverso dentro me. Tanti ricordi sono rivestiti della tua musica e li ricordo quando ti ascolto: donne che ho amato, giorni difficili, giorni facili, momenti e istanti che sono parte di te. Nella tua musica vedo una parte di me che forse è scomparsa, inabissata nel mare dell'evoluzione interiore, quella evoluzione che tu mi hai aiutato a compiere e che continuerai a sostentare.

Corvinus

dal sito Madredeus - O Porto - http://go.to/madredeus