O Porto

 

 

O Porto, che dire di quest'album pieno di sorprese, nuova musica e una completa riscoperta dei Madredeus? Madredeus è cambiato e credo che solo O Porto possa farci capire la nuova direzione, la nuova aura che diffondono ora le note, le idee, e gli accordi di Madredeus. O Paraíso è stato per tutti i fan dei Madredeus uno choc.
Ora che ho ascoltato così tanto O Porto, ora che le note di Coisas Pequenas nella sua versione live mi svegliano tutte le mattine (rendendo il momento più brutto dela giornata il più intenso), ora che sono stato in quel teatro quella sera, ricstruendo la mia presenza con ogni nota che ho ascoltato, posso dire che non capii la peculiarità della nuova via dei Madredeus. Avevo frainteso O Paraíso, guardandolo con gli occhi di O Espírito da Paz, di Ainda e di tutti i precedenti album. Lo ho ascoltato. Questo è il punto: lo ho solo ascoltato e Madredeus, come ho sempre detto, non è solo musica. E' un fenomeno complesso composto di diverse arti e basato su tutti i differenti sentimenti visti e sentiti dal nostro cuore. Dalla "mera" musica di O Paraíso, nulla più della musica mi apparve, e avevo bsogno di qualche cosa di più per giudicare e valutare. O Porto contiene la musica di O paraiso nella sua forma vivente. Questa musica acquisisce vita dalle urla della gente nel teatro, dalle voci dei musicisti, dal gentile e misterioso suono dei passi dei musicisti sul palco ligneo. Prende vita dalla sua temporanea esistenza nel tempo e nello spazio. Mentre "O Paraíso" sembra più un testamento di una civiltà scomparsa, "O Porto" vive, insieme con la sua musica, nella sua peculiarità temporale, nella sua abilità di ricreare un preciso momento che è passato e che è ora perso come una persona deceduta, una persona amata. Ma ricordate per favore che solo un essere vivente può morire. La musica è per questo motivo molto più spontanea, si distende nel tempo come un monologo, un dialogo, flessibile e mobile. Le canzoni prendono vita dalle minime improvvisazioni nascoste nelle esecuzioni, dalle scelte fatte per quel particolare palco. Ora, la musica di "O Paraíso" è su questa Terra. O Porto è stata una delle più grandi esperienze della mia vita. E' caldo, incredibilmente spesso e intenso. E' sereno come il sorriso della tua casa quando si torna dal lavoro. Seereno come il sorriso di tua moglie, della tua donna, che ti accoglie nella casa in cui vivi dopo un giorno di Odio e Redenzione. E' denso come i sentimenti di una intera vita. Attraversa le strade del cuore nella loro interezza. E' semplicemente splendido e seducente con il suo tono morboso e soffice di chitarre e voce
Voce che può rapire il tuo pensiero in una rete di ideali, puri ideali, dove l'età ed il tempo non esiste, e una tua vita dura il tempo di una canzone, una nascita ogni inizio, una morte ad ogni fine.... 18 canzoni, 18 vite, differenti e uguali nella loro origine, nella matrice dei loro sentimenti.
E' calmo come una storia narrata da una vecchia nonna ma anche intensa come il reale svolgimento delle azioni; calmo come un ricordo, intenso come il passaggio del presente dal futuro al passato. Lo ascolto e il palco appare di fronte a me, Teresa sta cantando, perepisco i suoi movimenti. La voce sembra una nube di incenso sulla platea, sostenuta dai suoi respiri, dal suo vivere. Come nebbia, entra in tutti i più stretti passaggi del teatro, e la musica è il vento che la sospinge. Mi immagino nei corridoi del teatro, mentre la voce di Teresa, distante nel riverbero dei muri, appare ancora più presente, poiché sembra che i muri, le lampade e il pavimento stia cantando. La voce è ovunque , completamente distaccata dal corpo, dall'esistenza fisica. E sento che anche il mio corpo sta cantando attraverso le soffici onde di suono che lo massaggiano. Mi sento un pezzo di morbida creta, modellata da questo suono, in una forma che adoro, perché molto più simile al mio vero essere. Mi immagino invisibile, camminando silenziosamente sul palco, guardando, indisturbato, le facce intense dei musicisti, guardando le loro mani produrre con brevi movimenti il contrarsi e l'espandersi del mio cuore. Cammino verso Teresa. Sono di fronte a lei. Perso nella sua voce, la guardo, guardo le sue mani muoversi in modo ipnotico, formando l'aria in sculture di parole. Durante "A Margem" si siede e posso sedermi vicino a lei, e la canzone diventa un semplice dialogo tra noi due Nel sogno, guardo la platea che ascolta, e scopro la mia faccia in tutte quelle che vedo. Il ballare di Teresa è una manifestazione di gioia. E' la completa fusione del corpo nella musica che la circonda. Quando balla, la sua voce sembra continuare a emergere dai suoi vestiti, dal suo sorriso, dal ritmico movimento delle sue braccia. Nulla può esprimere così bene il sentimento gioioso e terreno di quella canzone. La musica, che è la stessa che accompagna la voce, appare completamente differente quando il corpo di Teresa sta cantando con la danza. Sembra differente poiché sembra che cerchi di descrivere ciò che sta accadendo sul palco. Ogni nota è una parola di questa descrizione, accurata, precisa, vaga, vana. Teresa danza e il suo sereno vivere rende lo spazio accanto a lei un sostegno ai suoi movimenti, che appaiono soffici, liquidi, una cioccolata liquida e densa: dolce e calda. Beviamocela

Corvinus

dal sito Madredeus - O Porto - http://go.to/madredeus