Parigi

 

 

Notte scende su Parigi e con essa cresce l'imponenza della Madeleine che si erge sui palazzi circostanti come una reliquia impossibile e sfacciata di un mondo perduto, passato, mai morto.
Una Madeleine che titanica e arrogante scandisce e spezza con le sue enormi colonne la sacralità della luce del tramonto, usandola solo per divenire più luminosa, per cambiare colore, e per accentuare così la propria estraneità a quella piazza. Le automobili girano attorno impazzite come in una danza africana, scandita dagli aritmici clacson e dalle luci alternanti dei semafori. Automobili che sembrano essere lì solo per adorare un idolo. Ma il sole scende, incurante, e con esso la notte cerca vanamente di avvolgere e nascondere l'arrogante Madeleine senza riuscirci poichè l'uomo, adoratore di simboli, illumina a giorno ciò che di notte deve essere riposto nell'oscurità. Cammino per i Boulevard e sento nell'aria profumata d'Ottocento un sapore nuovo, una presenza: il profumo che spande attorno a sè ogni rito. Ma non era incenso quello che sentivo. Cammino solo per i Boulevard e Parigi, i suoi palazzi, le sue strade, sembrano essere in fermento, un fermento non fatto di movimento, ma di luci, suoni e odori mancanti. Quel fermento che si sente nella natura quando scompaiono gli odori di sottobosco, i suoni della fauna, le luci del giorno, e compare nell'aria il profumo umido di tempesta. Ed era un odor di tempesta quello che si sentiva in quelle ore, un odor di salsedine che portò Parigi, per qualche momento, in riva al mare. La Madeleine allora, orgogliosa e follemente titanica, si ergeva di fronte a questo mare come uno scoglio impazzito nel mezzo dell'oceano. Parigi scomparve, sommersa dall'evento, dal mare, dal mare dell'arte. Solo la Madeleine si ergeva sopra le acque come una montagna del Purgatorio. Scoccò improvvisamente l'ora dell'evento e con essa i miei piedi varcarono quella soglia, porta del Purgatorio, unica strada per il Paradiso. Camminavo lentamente nel silenzio apparente di una Madeleine indifferente e incurante. La gente mi passava di fianco e lentamente il vuoto della chiesa si gremì di una composta moltitudine. Ma come sempre accade al manifestarsi dell'arte, la moltitudine diventa unità e ogni essere rimane solo nella sua sfida con l'irrazionale, con l'arte, con sè stesso. Ma nello stesso tempo il manifestarsi dell'arte unisce e chiude gli spazi allontanando ciò che non vi appartiene: Parigi rimaneva quindi fuori dalla Madeleine, come una Atlantide sommersa e dimenticata da tutti coloro che varcarono quella soglia.
Le porte si chiusero e la tempesta tanto attesa, tanto temuta da tutta Parigi arrivò con calma, serenità e composta furia. Madredeus salì sul palco, la Madeleine tacque... La musica si mostrò e con essa il canto si levò nel silenzio spettrale di Parigi.
Era iniziato il rito, la celebrazione della bellezza, della poesia e dello spirito e Bellezza, Poesia e Spirito varcarono invisibili la soglia della Madeleine spargendosi tra la folla, parlando ad ognuno, parlando al cuore e raccontando il perchè dell'amore. Le canzoni si susseguivano fluide come parole di una dichiarazione alla propria amata, trascinate sempre e inevitabilmente dal cuore e non dalla ragione. La Madeleine si fermò, tacque e ascoltò... Per la prima volta la Madeleine ascoltò ciò che veniva raccontato tra le sue mura ed inevitabilmente imparò. Imparò l'umiltà dell'arte che timida e fragile compare e scompare per rimanere concreta solo nel cuore della gente, senza invadere piazze, senza affrontare il mare come uno scoglio impazzito. E la Madeleine pianse perchè i suoi adoratori, la sua Parigi in estatica contemplazione delle sue colonne, erano spariti. Pianse nel vedere i suoi adoratori prostrati di fronte ad un profeta più umile e più vero, un profeta capace di parlare al cuore. Pianse la Madeleine e si prostrò anch'essa. Le sue colonne, le sue mura, si ammorbidirono e si contrassero nella scoperta della loro arroganza e si piegarono a terra, ascoltando in silenzio. Le sue linee rette morirono in linee curve, sinuose e morbidamente umili di fronte alla grandezza di un rito che si celebrava dentro di essa. La Madeleine, abituata ad affogare nella sua potenza la sacralità del rito cristiano che ivi si svolge, ha dovuto piegarsi, divenendo puro contenitore di un rito più potente di lei, e le sue colonne, così opprimenti allo sguardo per il fatto di presupporre un grande peso da sostenere, sono diventate snelle, eleganti e aguzze, dopo che la musica, con il suo solo riverbero ha cancellato quel pesante e oneroso soffitto. La Madeleine, la maggiore rappresentante di una arroganza applicata alla religione, si è piegata, divenendo imperfetta e quindi più bella, riducendosi ad essere una mera carta da regalo, fascinosa ma estremamente meno interessante del regalo che vi è contenuto, ed in questa umiltà ritrovata ha saputo esprimere un nobile orgoglio che aveva dimenticato nella sua vanità. Fu allora che la Madeleine si mosse, comprese la stoltezza del suo affronto al mare e vi si tuffò, divenendo nave sospinta dal vento della musica. E questa immensa e scultorea caravella navigò portando tutti noi in un altra terra, la terra dello Spirito, isola dimenticata nel mare dell'Arte.

Corvinus

dal sito Madredeus - O Porto - http://go.to/madredeus