La Voce che Incanta, il Suono che Dipinge

 

Chi potrebbe vivere sulla terra
Se non fosse per il mare...
(Luis Cernuda)


Nella notte del 28 settembre si è conclusa l'esperienza milanese dei Madredeus, il gruppo portoghese ormai divenuto celebre per aver ispirato con la propria musica l'ultimo film di Wim Wenders, Lisbon Story. Già nei mesi di aprile e maggio furono in Italia con il loro concerto, rilasciarono interviste e comparvero in televisione: eppure un amico solo ieri, quando estasiata parlai del loro ultimo concerto, mi chiese con aria perplessa "Chi sono i Madredeus?". E in effetti la loro musica, per quanto ormai passata attraverso i canali ufficiali, i messaggi promozionali e i tours, rimane un evento solitario e lontano dai frastuoni frenetici del mercato discografico, quasi perso nei suoi ritmi antichi e profondi, sospeso nella sua cristallina armonia. Un gruppo musicale nato nove anni or sono, nel cuore di Lisbona, tra i vicoli del Barrio Alto e i resti di un antico convento, quello di Madre de Deus; e nella loro musica riecheggia la fervida umanità delle genti, voci di uomini e di donne, di pastori e naviganti, preghiere accorate e canti di gioia, corse di meninos. Piccoli suoni che si fondono semplicemente in melodie: e improvvisamente questa sotterranea umanità, vivido mondo profano, rimane sospesa nel tempo, come se, senza un perché, avvolgesse ogni tempo, ogni spazio, tutte le genti. Anche noi. Ma anche un gruppo di "viaggiatori": girano il mondo con i loro concerti, Europa e Brasile soprattutto, e ovunque il consenso del pubblico è unanime; ma soprattutto ovunque seguono un preciso progetto poetico e musicale: una ricercacontinua di sfumature ritmiche e vocali che "dipingano" e raccontino "natura e spirito", un errare tra suoni e colori, ombre, bagliori e silenzi che misteriosamente ritrovano vie già segnate, percorse e perdute. Strano destino, o forse è solo fado.
Due chitarre (Pedro Ayres Magalhães e José Peixoto), un violoncello (Francisco Ribeiro), fisarmonica (Gabriel Gomes), tastiere (Rodrigo Leão e Carlo Maria Trinidade) e voce solista (Teresa Salgueiro), ora accompagnata da quella piena e vibrante di Francisco, si compenetrano naturalmente e ne nasce una musica intensa che sfugge a ogni definizione: tradizionale, popolare, classica, colta, leggera, new-age... E gli strumenti si intonano alle voci, ora rincorrendosi, ora sfiorandosi, ora intrecciandosi, e si accompagnano all'unisono con i testi, poesie brevi, fatte di poche parole essenziali, ora dolci, ora amare, secondo la sonorità propria della lingua portoghese, ma sempre vibranti di un segreto vigore, sostenute da un rigore semplice: certo non è solo musica, o meglio l'esperienza musicale è sentita come una esperienza totale che coinvolge diversi livelli percettivi ed emotivi. "Arriva all'anima!" Direbbe qualcuno; ma a quale "anima"? "L'anima del mondo", o meglio "lo spirito del mondo", dove ci si ritrova in un comune sentire, in armonia, dove ognuno acquista il proprio senso e la propria luce negli altri, sia pure per un istante. È una dimensione indefinita, indistinti i contorni, se ne avverte la potenza, se ne indovina la forza e l'intima bellezza. Forse semplicemente incanto, dove si toccano terra, ferrigna e dura, e oceano senza limiti, e si confondono i colori del sole, del vento, del mare e della vita tutta, che è ritmo caldo di genti, dolori, passioni, ricerche, inquietudini, silenzi, risa, incontri, scontri, lontananze e ricordi. E ritorni: onda che chiama onda, mulini che inseguono gli stessi vortici, soli che riemergono, tempo cadenzato dai battiti dei desideri, dai respiri, e sempre vorremmo che tutto ricominciasse, nonostante tutto, e questa volta senza paura, ancora...ainda.

Paola Rossi

dal sito Madredeus - O Porto - http://go.to/madredeus